REVENG PORN, ADESSO AGIRE TUTTI

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di Lucia Ori e Francesco Goracci

Periodicamente il tema del revenge porn ritorna sulle pagine dei quotidiani, tutti correttamente si scandalizzano, si organizzano grandi campagne di sensibilizzazione, ma il problema rimane lì, senza nessuna soluzione.   

Negli ultimi giorni ci siamo trovati di fronte all’ennesimo episodio: un articolo pubblicato da Wired ha denunciato l’esistenza di un gruppo Telegram, con più di cinquanta mila uomini, dove regolarmente si scambia materiale pornografico e pedopornografico di donne e ragazzine, insultandole e denigrandole. 

Un gruppo dove gli insulti verso le figlie, le fidanzate, le mogli proprie o altrui sono l’argomento principale, un gruppo dove la donna non sembra avere dignità, ruolo e soprattutto diritto.

Non è la prima volta che ne sentiamo parlare. Non è un fulmine a ciel sereno.

La diffusione del problema è impressionante, secondo Amnesty International, in Italia almeno una donna su cinque ha subito molestie e minacce online.

Non nemmeno è la prima volta che i social network vengono descritti come un far-west, in questo caso sono lo strumento perfetto per l’umiliazione pubblica, garantendo totale anonimato e una diffusione incredibile.  

A livello legislativo il Parlamento italiano si era mosso con una legge nel luglio del 2019, che disciplina penalmente la diffusione di contenuti privati e sessualmente espliciti, prevedendo multe salate e reclusione fino a 6 anni.

Sfortunatamente però questi sforzi sembrano essere inutili, dato che questi gruppi continuano a riformarsi in maniera sistematica e totalmente indisturbata.

Nella stessa legge si fa riferimento alla necessità di sensibilizzazione sul tema nelle scuole al fine di sensibilizzare la comunità studentesca. 

Ci stiamo muovendo nella direzione giusta? 

Caso analogo è quello della lotta alla mafia, fino a quando a combatterla erano soltanto i magistrati, i loro sforzi sembravano inutili, questo perché parallelamente la società non percepiva il problema, anzi ne negava addirittura l’esistenza stessa. 

Arrestare un mafioso, quando nelle nuove generazioni si ricreano indisturbate le stesse dinamiche non è funzionale all’obiettivo, e i clan continuano ad agire, rigenerandosi, senza che ci sia alcuno scudo o che questa tendenza venga minimamente scoraggiata

Questo circolo vizioso si interrompe proprio con il risveglio delle coscienze dei cittadini, che ha un cardine importante proprio nelle scuole. Il terreno va reso fertile e preparato perché fioriscano certi valori.

Forse dovremmo prendere spunto proprio da qui, ma prima di agire dobbiamo capire l’origine ed analizza le cause della questione nello specifico. 

Viviamo in una società che vede ancora la donna come un oggetto, figlia di un’idea patriarcale di società, dove la figura femminile è subordinata e succube, spesso considerata al pari di una preda o di un giocattolo, e che in nessun caso può sfuggire dal controllo dell’uomo.

Molte donne parlano delle moleste online come di un vero e proprio stupro. Troppo spesso vengono messe in piazza e colpevolizzate. 

Sono ancora troppi quelli che le accusano di essere responsabili delle loro sventure, per il fatto di essersi fidate, di aver mandato quelle fotografie, di aver scelto il compagno sbagliato. Ci ricorda qualcosa? 

Non si tratta soltanto di femminicidi, di violenza domestica e di revenge porn, che sono i casi più eclatanti, ma si tratta soprattutto di tante piccole cose che spesso agli occhi di tutti sembrano innocue. 

È necessario un netto cambiamento culturale, che come abbiamo visto, deve nascere anche nelle scuole, perché è proprio a partire dai più giovani che nascono le rivoluzioni. 

Non stiamo dicendo nulla di nuovo, le battaglie femministe esistono ormai da molti anni.

Nonostante le grandi conquiste fatte, ci troviamo comunque davanti ad eventi che ancora rivelano una condizione di profonda disparità. 

Avere diritti sulla carta non significa vederli riconosciuti nella vita di tutti i giorni. 

A combattere per i propri diritti, troppo spesso, ci sono soltanto donne, ma gli uomini dove sono?  

I primi ad essere femministi dovrebbero essere loro, ma frequentemente si disinteressano della tematica, non facendola loro e non agendo in nessun senso per modificare la situazione; troppo spesso sono rimasti e continuano a rimanere in silenzio, accettando passivamente questo sistema. 

La società è composta da tutti noi, uomini e donne, e finché una parte della società rimarrà in silenzio e indifferente, nulla cambierà davvero. 

Adesso basta, è arrivato il momento di ribellarci tutti insieme, agendo, facendo proposte e collaborando, affinché nel quotidiano si disincentivino trattamenti che se estremizzati, possono condurre alle conseguenze più tragiche.

Motivo per il quale questo articolo è stato scritto a quattro mani da Lucia e Francesco, uniti in una battaglia che non può passare in secondo piano.