Rigeneriamo la politica

Alla guida di Fondazione Cultura Democratica ha coinvolto, girando in lungo e in largo l’Italia, centinaia di giovani per portare direttamente in Parlamento, sotto forma di proposte di legge, le idee delle nuove generazioni durante i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Federico Castorina, 30 anni, romano, innamorato della sua città. Laureato in giurisprudenza si considera un innovatore e durante l’ultima edizione di innòva ha partecipato, portando la sua visione, alla discussione su come costruire una nuova classe dirigente nel nostro Paese. Lo incontriamo in vista del congresso del Partito Democratico (le primarie si terranno il prossimo 3 marzo) nel quale Castorina, assieme a quella generazione che ha coinvolto e stimolato ad essere propositiva, non vuole restare in silenzio a guardare.


Qualche mese fa proprio su innovatalk ha presentato il suo nuovo progetto: Ri-Generazione Italia. Come stanno andando le cose?

«In pochi mesi abbiamo costruito una rete civica di duemila giovani che desiderano contribuire da protagonisti alla ricostruzione, nel nostro Paese, di un campo riformista ampio e inclusivo e che rappresenti una valida alternativa al governo Lega-M5S. In ogni città stiamo aprendo un Agorà che per noi è un luogo di incontro per rigenerare la politica attraverso partecipazione, idee, valori e competenze per liberare tutte le energie e potenzialità che la nostra generazione possiede in abbondanza. Il prossimo appuntamento sarà a Torino il 17 gennaio».

Il Partito Democratico lo scorso 4 marzo ha toccato il suo minimo suo storico. In Francia e in Italia due esperienze nuove come En Marche! e il Movimento5Stelle hanno vinto le elezioni. Lei crede ancora nel Pd?

«L’Europa è attraversata da un profondo desiderio di sicurezza e giustizia sociale. In Italia questo, legittimo, bisogno correlato da un’avversione emotiva verso tutto ciò che proviene dal di fuori dei confini nazionali, siano i migranti o i famosi “vincoli di Bruxelles”, è stato con astuzia e demagogia intercettato da Salvini e dai grillini. Il Pd ha la missione politica di rappresentare quei bisogni legittimi in maniera concreta e non demagogica».

Come?

«Attraverso il nuovo paradigma dell’economia giusta capace di unire la crescita sostenibile all’equità sociale».


Basta solo questo al Partito Democratico per tornare competitivo? I sondaggi non sono incoraggianti.

«Il Partito Democratico ha bisogno di un rinnovamento dirompente, ma serve molto di più. Va rigenerato l’intero campo riformista intercettando e attivando la miriade di energie presenti in tante esperienze amministrative e civiche presenti su tutto il territorio nazionale. È il momento di un rilancio politico, civico e sociale che passi attraverso l’elaborazione di una nuova piattaforma valoriale e programmatica e di un nuovo modello di partecipazione attiva dei singoli cittadini e dell’associazionismo. Il congresso è solo la prima tappa di un percorso di ricostruzione e coinvolgimento che deve essere molto più ampio».

Eppure questo rinnovamento chiamato “rottamazione” è stata la forza propulsiva di Renzi. Ma il 4 marzo scorso proprio i giovani hanno voltato le spalle al Pd, perché secondo lei?

«La nostra generazione ha visto nel Matteo Renzi della prima ora una forza in grado di rinnovare un partito che stava rischiando di perdere il suo slancio riformista. Ricordo l’entusiasmo della vittoria dei democratici alle ultime elezioni europee con oltre 11 milioni di voti. Non voglio entrare nel merito degli errori commessi, ma da quel momento in soli 4 anni il Pd ha perso 5 milioni di elettori. La rottamazione, se vogliamo chiamarla così, non ha senso se contemporaneamente non si costruisce qualcosa di nuovo investendo sui giovani. Proprio per questo abbiamo scelto la parola “rigenerazione”». 

Il prossimo 26 gennaio a Bologna si terrà “C’è chi dice noi”, cosa succederà?

«Centinaia di giovani da tutta Italia si incontreranno a Bologna per essere protagonisti di questo grande evento generazionale assieme a Nicola Zingaretti per promuovere una profonda rigenerazione nel campo riformista. Anche noi di Ri-Generazione Italia siamo tra i promotori. Sul sito www.chidicenoi.itci sono tutte le informazioni per partecipare». 

A chi è rivolto l’invito a partecipare?

«A tutte le esperienze civiche e politiche della nostra generazione, singole e organizzate. L’obiettivo è essere protagonisti della costruzione di una nuova piattaforma valoriale e programmatica per l’Italia e l’Europa che metta al centro i giovani, il merito e il lavoro, l’innovazione e lo sviluppo sostenibile, la solidarietà e la giustizia sociale».

Oggi, scegliendo di stare ancorati alla bandiera del Partito Democratico, viste anche le difficoltà oggettive, come pensa si possa parlare ai più giovani?

«Prima di tutto attraverso altri giovani. È assurdo che le politiche giovanili non siano discusse e decise prima di tutto dalla nostra generazione. Ma non basta, noi giovani sogniamo un’agenda sinceramente progressista ed un modello di partecipazione politica basato sul merito. Altrimenti potranno esserci soltanto altre delusioni».

Un’agenda politica, quella italiana, nella quale i 30-40enni sono rimasti ai margini delle misure adottate dai vari governi, da quelli del Pd e dal governo “gialloverde”. Come si fa a cambiare rotta?

«Dobbiamo prima di tutto ricominciare ad ascoltarli i giovani. Ascoltarne i desideri, le esigenze e le aspirazioni. Non possiamo costruire politiche “a tavolino” senza conoscere la quotidianità di uno studente o un lavorare fuori sede, di un precario, di una ragazza discriminata o di una giovane mamma. Solo dopo un’attenta fase di ascolto si può iniziare a lavorare su proposte parlamentari che forniscano risposte concrete e tempestivamente realizzabili da comunicare in modo innovativo ed efficace».

Prima di salutarci Castorina ci tiene a ribadire un concetto che è emerso diverse volte nella nostra chiacchierata ma che si vede gli sta molto a cuore:

«Vorrei dire un’ultima cosa, la nostra generazione è il più grande giacimento di energie e competenze del Paese. Non possiamo continuare a permettere che vi si cammini sopra come se non esistesse. È il momento di esprimere il nostro potenziale, è il momento di essere protagonisti, di non delegare più ad altri». 

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