S.O.S. TURISMO. IL MARKETING E LA GESTIONE DELL’EMERGENZA

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di Giovanna Ilaria Pecoraro

L’emergenza coronavirus che sta attanagliando la popolazione mondiale, inevitabilmente fa emergere i suoi risultati sul vivere civile delle comunità.

L’attenzione al caso sanitario ha portato i nostri tre settori economici a rivalutare gli obiettivi posti in situazione di pace per fronteggiare un nemico inaspettato.

Soffermandoci sul settore terziario e in particolare sul comparto turistico, iniziamo a intravedere le prime “ferite di guerra”, dovute senza dubbio al malessere imprenditoriale che ha costretto molti a valutare nuove strategie per non abbandonarsi alla sconfitta.

Vedere i propri spostamenti limitati esclusivamente alle poche attività di routine concesse dal governo, rende abbastanza chiaro lo scenario di crisi che di qui in avanti ci si sta attrezzando ad affrontare.

Un dato interpretabile dall’angoscia dello stare a casa è sicuramente il desiderio di fare vacanza, che sta crescendo proporzionalmente alle limitazioni quotidiane, insieme al quale va tenuto conto l’ assottigliarsi del budget utile della popolazione riservato al turismo.

La ridotta capacità di spesa renderà necessario rivedere i prezzi, le offerte delle destinazioni e il loro reale valore, anche in vista di una durata più breve se ipotizziamo ad esempio alla minore disponibilità ad usufruire di permessi e ferie.

Cosa fondamentale in questo momento per le imprese è reagire all’emergenza in maniera decisa e rielaborare i piani di offerta al futuro; perché sì, un futuro ci sarà e dovremo essere pronti ad affrontarlo per tonare alla cosiddetta normalità.

Probabilmente il periodo di crisi, come si echeggia dalle grandi massime, ci farà tornare più forti e innovativi, ci aprirà scenari finora inesplorati e garantirà un approccio sempre più efficiente al raggiungimento dei propri obiettivi.

E allora se tutto ciò si dovesse rivelare vero, che ruolo potrebbe avere il marketing tra i vari asset aziendali?

Innanzitutto prendiamo in considerazione i cambiamenti psicologici e reddituali che la popolazione sta subendo; dopodiché verifichiamo i nostri strumenti e piani di marketing finora attuati e monitoriamo la corrispondenza in termini di efficacia tra le proposte messe in atto e i risultati ottenibili.

Molto probabilmente quanto finora fatto dovrà essere cambiato e studiato nell’ottica di individuazione di nuovi target, benché immutati ma con caratteristiche evolute; bisognerà trovare o potenziare strumenti più vicini al coinvolgimento emotivo dei clienti e senza dubbio riponderare le possibilità di acquisto della popolazione.

Dunque riassumendo quello fin qui detto, i principi che escono fuori da una prima analisi della situazione attuale dovrebbero riguardare: la consapevolezza della realtà e del proprio business, l’incoraggiamento aziendale, la rapidità alla rimodulazione degli intenti, l’approccio a nuovi target e i cambiamenti comunicativi.

Sotto il punto di vista comunicativo, senz’altro il web ci offre una grande varietà di possibili scelte per veicolare i messaggi aziendali e rafforzare la brand reputation, perché si sa che consolidare la propria vision alla clientela produce risultati economici sicuramente almeno alla pari delle effettive vendite.

Molto utili sono senza dubbio i più cliccati social media e le strategie di email marketing.

Mentre nel primo caso possiamo avere riscontri su più fronti per via del vasto pubblico di riferimento, come ad esempio adottare una strategia di content marketing per attrarre potenziali visitatori sulla base dell’attrattività dei temi trattati, nel secondo caso risulta più labile la linea fra la persecuzione del cliente e la capacità di farci sentire solidali nei loro confronti.

Puntare sull’interazione con il pubblico attraverso notizie ed informazioni utili e di supporto al momento vissuto, mostrare la propria vicinanza e mantenere un chiaro richiamo alla brand identity anche con azioni innovative, insomma avere una nuova lead generation.

Agire in emergenza fa nascere sicuramente tante incognite che non ci permettono di avere chiaro uno scenario futuro al quale fare riferimento, ma se ci pensiamo bene il futuro è chiamato tale proprio perché non è dato sapere pima l’evolversi del presente.

Anche in situazioni di normalità qualsivoglia piano aziendale può andare incontro a imprevisti, solo che magari questa volta la vita ci ha voluto far riflettere su ciò che quotidianamente ed erroneamente sfugge alla nostra attenzione per invitarci a cambiare prospettive.

“Urgenza significa dare ai dettagli l’attenzione che meritano, con il rispetto che meritano, senza indugio.” R. Norton