Serve un nuovo riformismo

di Stefania Gasparini



Ha ancora senso nel 2019 parlare di riformismo? O è diventata una parola vecchia? 


In un panorama politico e sociale italiano profondamente mutato ha ancora senso parlare di riformare il sistema sociale senza pensare di modificare alla radice il sistema stesso? 


Il rischio vero è che oramai il riformismo sia un contenitore vuoto, privato nel pensare collettivo del suo senso politico.


Ormai tutto è riformismo. Siamo passati dal riformismo alla ‘riformite’.


Ma se tutto è riformismo il riformismo può essere neutro? 


Dove sta il riformismo se ci pensiamo di fronte alla fine delle ideologie? 


La verità è che non siamo di fronte alla fine delle ideologie, ma anche le ideologie sono mutate.


Come ha affermato Monsignor Castellucci, Arcivescovo di Modena e Nonantola, in un suo recente intervento su Avvennire: “l’ideologia non è affatto scomparsa: semplicemente non si incanala più nell’uno o nell’altro partito ma nell’uno o nell’altro sito (della vita) con la differenza che il partito era sottoposto a leggi di controllo. Mentre il sito è governato dalle leggi della giungla”. 


E noi non possiamo pensare di vivere nella giungla.


Necessitiamo quindi di un nuovo riformismo. Non più neutrale, ma partigiano.


Non più sopra le parti, non più semplice riformite, non più solo tecnicismi, ma un riformismo riempito di un un nuovo senso politico. Partigiano, perché sceglie una parte, non solo di rappresentanza, ma di azione politica. Una parte che è quella della sinistra dell’uguaglianza di bobbiana memoria. 


Nella scelta di parte sta la nostra rinascita.


Quale parte? 


Quella delle sicurezza sociale, della generativita, della redistribuzione economica, dei diritti sociali, del Green New Deal.


Quella parte che tende alla ‘quadratura del cerchio’ tra benessere economico, coesione sociale, libertà politica.


Un riformismo pareggiano che dimostri alle persone che semplicemente non ci limitiamo a rappresentarle in maniera subalterna è minoritaria ma che esse stesse con le loro fatiche quotidiane, le loro paure e le loro debolezze sono la nostra agenda politica.


Questa parte quindi, perché dall’altra parte non c’è solo il populismo (altro termine ormai svuotato di senso) ma c’è solo la paura, la destra, quella vera.

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