Serve un piano casa per i giovani

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Sul tema casa abbiamo iniziato a riflettere durante l’ultima edizione di innòva lo scorso 4 maggio al Tecnopolo di Reggio Emilia. Poi prima il Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli a livello nazionale, in seguito il Presidente Stefano Bonaccini per quanto riguarda la regione Emilia-Romagna hanno annunciato un “piano casa”. Sul tema, in vista dell’innova off del prossimo 11 gennaio dal titolo: “Politiche abitative e ruolo della casa nello sviluppo economico del Paese” abbiamo intervistato Claudia Corsini, 34 anni, vice Presidente dell’Agenzia Casa Emilia Romagna per la provincia di Rimini, protagonista proprio ad innòva di un confronto con la Senatrice del Partito Democratico Vanna Iori sul tema dell’abitare.

Vice Presidente Corsini, partiamo dal punto centrale. Qual è l’importanza delle politiche abitative nel 2020? 

«La casa non è soltanto un confort, ma un diritto che va garantito in maniera universalmente selettiva affinché possa creare le condizioni per una vita indipendente. Abitare oggi costituisce una determinante di salute, ovvero un bene primario senza il quale avremmo delle ricadute serie sulla sostenibilità psico-fisica delle persone. Fare politiche abitative vuol dire avere a mente tutto ciò, con la consapevolezza che ad oggi i mezzi sono limitati e soprattutto con un’ambivalenza tra chi svolge il ruolo politico, gli assessori alla casa, e i gestori, come le ACER, che anche nell’ultimo periodo è emersa».

Cosa intende?

«Nonostante Rimini sia un’isola felice per gli ottimi rapporti tra l’Amministrazione Comunale e l’ACER molto spesso sono le Agenzie Casa a trovarsi in trincea per quanto riguarda il lavoro quotidiano: forbici economiche, sostenibilità, manutenzioni, bisogni, che a volte gli assessori  faticano a rilevare. Tale situazione può generare difficoltà nella progettazione e nella programmazione e per tale ragione generare costi. È necessario, quindi, che vi sia intesa tra il possessore dei beni, i Comuni, e chi li gestisce, le ACER ad esempio, e che ambedue lavorino andando oltre la mera gestione immobiliare ma generando politiche attente ai bisogni di chi ci vive e di chi ha un bisogno abitativo».

Ha citato il tema della salute collegandolo a quello delle politiche abitative, può spiegarci meglio la relazione tra le due tematiche?

«Non è un caso che la Regione Emilia Romagna ha provveduto nel piano socio sanitario 2017-2020 ad integrare Politiche sociali e Politiche abitative, questo perché è necessario ripensare alle persone nella loro totalità affinché vi sia l’interesse di tutti, dei servizi socio sanitario compresi, poiché il lavoro di rete è l’unica garanzia di abbattimento dei costi e di riuscita nel rispondere ai bisogni delle persone».

Tra meno di un mese si voterà per le elezioni regionali in Emilia-Romagna. Il Presidente uscente, nonché candidato del centro-sinistra, Bonaccini ha parlato della necessità di un piano casa regionale atteso da troppi anni. Cosa ne pensa?

«Ad oggi c’è grande necessità di un Piano Casa Regionale che favorisca l’accesso alla casa per le giovani coppie, questa, infatti è la fascia di popolazione maggiormente esclusa dalle graduatorie. Il punto è capire come verranno investiti i soldi e come saranno distribuiti sul territorio, poiché parliamo di un territorio disomogeneo e con bisogni diversi. In un nuovo piano casa vanno ripensate le esperienze del social housing, ovvero nuove abitazioni create con partnership pubblico-private, poiché non hanno colto le esigenze economiche della popolazione, esattamente come il canone sociale degli edifici ERS, difficilmente pagabile perché medio alto e spesso in contesti abitativi ghettizzanti e privi di servizi. Un nuovo piano casa, dovrà, quindi rispettare la forbice domanda-offerta sull’ERP senza dimenticarsi che più offerta si crea, più la domanda cresce; puntare poi sull’esistente e sul riefficientamento energetico e strutturale».

Quali sono le innovazioni più urgenti che portare in tema di politiche abitative?

«Stringere patti territoriali con i privati capaci di favorire il mercato dello sfitto; il co-Housing e la rimodulazione dei regolamenti comunali per l’accesso alla casa, ad oggi molto vetusti e non comprendenti dei nuovi bisogni come quelli dei giovani e delle giovani coppie, per le quali si potrebbe prevedere un accesso con riscatto e la qualificazione di condomini solidali con l’inserimento di un welfare mix nell’assegnazione che si fondi su un mutualismo e sull’inclusione sociale».