Si scrive Europa si legge pace

intervista di Marta Caselli

 

Il prossimo 26 maggio si voterà per rinnovare il Parlamento Europeo. Nella lista del Partito Democratico, per la circoscrizione Italia nord-est, ci sarà anche Francesca Puglisi, bolognese, attiva su tematiche come la scuola e la lotta alla violenza di genere.

Ospite all’ultima edizione di Innòva, Puglisi ha accettato di farsi intervistare da Marta Caselli, giovane studentessa di giurisprudenza, ed ideatrice di una sorta di scuola di formazione “home made” (qui per saperne di più) sull’importanza del voto per le prossime elezioni europee.

Se il genio della lampada le dicesse che può cambiare tre cose dell’Unione Europea quali cambierebbe?

«Se fosse un genio davvero bravo, mi basterebbe un solo cambiamento: cambiare tutto, affinché l’Europa sia una sola, unica e unita federazione di Stati, con una politica economica unica, una politica estera comune, un unico esercito, servizi ai cittadini di qualità ovunque e per tutti, dalla scuola alla salute, flussi migratori controllati e politiche di integrazione funzionanti».

A che punto di cooperazione e collaborazione vorrebbe fosse l’Unione nel 2050? Più o meno di adesso?

«Se nel 2050 fossero meno di adesso, l’UE sarebbe fallita. La nostra forza, come più volte ho rimarcato in questa campagna elettorale, non è quella di alzare la bandiera dei nazionalismi, ma rafforzare le identità nazionali dentro l’Europa unita; la quale, a sua volta, deve avere poteri effettivi su tutte le materie. A questo proposito, voglio rilanciare alcuni temi che fanno parte delle proposte del Partito Democratico, e che mi paiono essenziali proprio per rafforzare l’istituzione comunitaria: l’elezione diretta del presidente della Commissione, il potere legislativo assegnato finalmente al Parlamento Europeo, la fine del voto unanime nel Consiglio Ue. La sfida della globalizzazione, ad esempio, richiede cooperazione e collaborazione piene. Siamo ormai usciti dal vecchio concetto, peraltro sbagliato, che la globalizzazione si giocasse tutta sul costo più basso della manodopera; oggi la sfida è l’innovazione digitale e in questa competizione mondiale un ruolo fondamentale ce l’ha la ricerca tecnologica. Vogliamo affrontare da soli una sfida del genere?

Collaborazione e cooperazione vanno poi estese ad altri settori importanti, penso al processo di integrazione nel settore della sicurezza e della difesa, penso alla necessità di integrazione fiscale, al completamento effettivo dell’unione economica, al bisogno di avere una efficace politica estera comune. Pensiamo, infine, al problema più grande che in questo momento abbiamo di fronte: il cambiamento climatico. Quello che ci aspetta non è semplicemente una pericolosa mutazione climatica, bensì il collasso vero e proprio dell’ecosistema che finora ha garantito la possibilità che il pianta Terra ospitasse noi esseri umani. Quello che ci dice l’IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, è che il pianeta è a rischio reale, abbiamo solo una decina d’anni per tentare di rovesciare le sorti ed evitare di innestare un processo drammatico che potrebbe condurre all’estinzione della specie. Ecco, di fronte al problema del clima, è impensabile ragionare in termini di ‘sovranismo’ o di ‘brexit’. Cooperazione e collaborazione sono indispensabili».

Se chiedessimo ad un cittadino statunitense su quale valore si fondano gli USA, direbbe, forse semplificando, la libertà. Se qualcuno le chiedesse su quale valore si fonda l’Unione Europea, cosa risponderebbe?

«La Pace. L’Unione Europea nasce esattamente da questa parola. Dietro sé aveva due guerre mondiali con milioni di morti e con l’orrore dell’Olocausto, non poteva essere che “pace” la parola chiave attorno alla quale, nel 1952, Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi decisero di dare vita alla Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio che rappresentò il primo passo nell’integrazione europea. L’Europa unita venne vista come antidoto ai sovranismi e ai nazionalismi che, è bene non dimenticarlo mai, in meno di 50 anni, avevano portato a più di dieci anni di guerre mondiali e alla completa devastazione del nostro continente».

Sul tema caldo degli ultimi tempi, ovvero la migrazione, l’UE come dovrebbe comportarsi?

«La questione migranti è stata ed è terreno fertile per la demagogia pericolosa delle destre: è con le paure che accrescono i consensi. È chiaro, quindi, che il nodo delle migrazioni globali deve essere affrontato subito e con decisione. Questi anni ci hanno insegnato che dobbiamo arrivare a una gestione comune delle frontiere europee e alla definizione di vie legali della migrazione, che consentano la gestione dei flussi e la realizzazione di politiche di integrazione. Non si va da nessuna parte, però, se non si decide di approvare la riforma del regolamento di Dublino, perché chi arriva in Italia o in Spagna o in Grecia arriva in Europa, e la gestione deve obbligatoriamente essere comune e basata sull’equa ripartizione. Occorre anche prevedere sanzioni per i paesi che non fanno la loro parte, perché è troppo facile ricevere e spendere milioni di euro dei fondi europei e poi rifiutarsi di accogliere anche un solo migrante».

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