SOVRANISMO: COVID-19? NEXT QUESTION

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di Matteo Spaggiari

Stiamo vivendo un periodo storico in cui i colori principali sarebbero il nero di una feroce pandemia, il nero del dilagante odio razziale e il nero delle “neo dittature” sovraniste camuffate da democrazie. La scelta del nero non è casuale ma abbraccia le tradizioni occidentali dei colori luttuosi, il colore della pelle di chi sta chiedendo più rispetto e le vecchie uniformi di coloro che hanno cercato di distruggere la pace durante la seconda guerra mondiale.

In questo quadro surrealista (in cui la parole “surrealista” non si riferisce alla corrente pittorica novecentesca ma allo stato d’animo che si prova una volta lette le prime due righe) uno degli effetti collaterali è la mancanza di sport.

Essendo un grande amante della NBA, adoro andare a riguardare le partite iconiche dei vari Michael Jordan, Kobe Bryant o LeBron James; ma una cosa che mi affascina molto sono le interviste di queste star e il loro rapporto con la stampa. Uno dei personaggi più irriverenti al microfono è sicuramente Russel Westbrook e la sua celebre «next question», in riferimento a domande ritenute non degne di risposta da parte del playmaker degli Houston Rockets.

Quella piccola frase è entrata nella mia mente e mi ha portato a fare un lungo volo pindarico in cui ho ripercorso tutte le interviste, ascoltate o lette, ai grandi esponenti del sovranismo mondiale. Alla fine di tutto ho compreso che la «next question» sia la base per diventare leader di questa – mio avviso – dannosa corrente politica.

Jair Bolsonaro, Presidente del Brasile e grande amico della destra italiana, ha risposto “next question” al problema Covid-19. Il risultato? Il paese sudamericano è il secondo più colpito da questa pandemia (dietro, solamente, al grande amico USA) con più di 500mila contagi e un numero di morti indefinito (ufficialmente circa 30mila) poiché i dati delle favelas e delle popolazioni dell’Amazzonia sono incalcolabili. L’unica cosa certa sono le decine di fosse comuni sparse per il Brasile e la povertà dilagante in un paese in cui la disparità sociale è il problema più difficile da debellare.

Donald Trump, Presdente degli Stati “Uniti” d’America (la parola Uniti è virgolettata perché dopo gli scontri che stanno caratterizzando le notti americane, mi sembra una presa in giro), ha risposto «next question» al problema Covid-19. Il risultato? Gli USA sono i leader delle classifiche di questa pandemia, con circa 1.900.00 contagiati e 107mila morti. Le sparate del biondo Presidente non sono riportabili (anche se quella delle iniezioni di disinfettante in vena sarebbero da “mongolino d’oro”) e il paese si è letteralmente sgretolato grazie a una sanità che non si è rivelata all’altezza, dopo le riforme repubblicane del 45esimo inquilino della Casa Bianca.

Boris Johnson, Primo Ministro del Regno Unito, ha risposto «next question» al Covid-19. Risultato? Dopo la sparata dell’immunità di gregge ha dovuto decretare comunque il lockdown per i propri concittadini, ma i dati rimangono agghiaccianti: oltre 274mila contagiati e 39mila decessi. Numeri salvati solamente dalla decisione di mettere in quarantena a tutto il Regno Unito. Solamente dopo aver dovuto affrontare in prima persona il virus (battendolo, fortunatamente), il presidente Johnson è riuscito a capire la gravità della malattia (allora aveva ragione San Tommaso).

Questi tre esempi sono solo la punta di un iceberg chiamato sovranismo. Scappare dalle domande, cercare di accontentare l’opinione pubblica mandando al macello migliaia di persone, ecco cosa sono i sovranisti.