Teniamo il gatto fuori dalla tangenziale

Carlo Taglini, una delle menti più brillanti che gravitano attorno alla nostra Fondazione ha scelto le pagine del nostro blog magazine per rispondere ad un articolo pubblicato dal nostro Alessio Pecoraro sul suo blog “Generazione Harry Potter” su Linkiesta.it (qui il blog, qui l’articolo).

 

Stamane ho letto con molto interesse il pezzo del mio amico Alessio Pecoraro (qui) nel quale il nostro, dopo aver elencato i meriti della gestione Renzi/Gentiloni, si interroga sul motivo che spinge gran parte degli italiani a considerare il PD un partito “antipatico”. La conclusione è che il Partito dovrebbe tornare nella realtà, cercando di capire i problemi degli italiani, ricucendo le divisioni interne, ricompattandosi, tornando a raccontare l’Italia dei prossimi 20 anni […] perché soprattutto le fasce più popolari (“le periferie”) oggi votano Lega o Movimento 5 Stelle. Ecco, ora vi spiego perché con queste premesse e vista quella che è la realtà, il PD è destinato a durare ancora meno di un gatto in tangenziale.

 

Un esempio di verità parziali.

 

I dati economici riportati da Pecoraro sono corretti e veritieri, il problema è che non tengono conto di alcuni particolari. Per prima cosa il ciclo economico mondiale nel periodo 2014-2018 è stato favorevole e i tassi di disoccupazione sono calati in tutti i paesi europei e non solo in Italia; sostenere che il “PD ha rimesso in moto l’Italia” è quindi un’opinione e non un dato di fatto, il fatto è che il PD non ha danneggiato l’Italia come paventato da alcuni partiti politici (che di questi tempi, magari non è nemmeno poco). 

 

In secondo luogo, il problema delle periferie non è risolvibile nel breve periodo da nessun governo perché esso è figlio dell’impossibilità di includere forza lavoro in un tessuto produttivo che richiede una continua riqualificazione dei lavoratori. È un problema che non si risolve con il reddito di cittadinanza ma nemmeno con le chiacchiere relative a mitologici “piani per le periferie”; è il vero problema del capitalismo (persino Henry Hazlitt se ne era reso conto 70 anni prima che lo scrivessi io qui) e si risolve dal lato dell’offerta di lavoro (e quindi con la riqualificazione del lavoratore) e non da quello della domanda con la creazione di posti di lavoro fittizi.

 

In terzo luogo, non dimentichiamo che il PD ha potuto sfruttare disavanzi di bilancio ben maggiori di quello che avrebbe dovuto rispettare l’attuale governo (il famoso 1.6%) e che negli anni dei governi Letta/Renzi/Gentiloni il deficit strutturale non è mai stato corretto; il miglioramento delle finanze pubbliche (peraltro irrisorio) è stato figlio del QE e della compressione del costo di rifinanziamento del debito.

 

Detto questo, ribadisco il mio pensiero: il PD magari non ha risolto i problemi dell’Italia ma non li ha nemmeno creati. Il punto fondamentale è che i dati in economia devono sempre essere contestualizzati e che quindi, il ragionamento “sotto i governi PD la disoccupazione è calata, quindi il merito è del PD” non è affatto un dogma.

 

Cos’è il PD?

 

Al netto della mia spicciola analisi economica, l’impressione è che è meglio che il gatto stia ancora un po’ fuori dalla tangenziale e che si faccia alcune domande concrete, senza troppi giri di parole. Per esempio, sempre riguardo all’economia, il PD è a favore della stabilità di bilancio solo quando è all’opposizione? Perché Renzi biasima ora il governo per il deficit del 2.4%, quando era lui stesso a sostenere che l’Italia dovesse fare deficit al 2.9% per cinque anni consecutivi (qui) ? L’azzeramento del deficit è un dogma economico di sinistra?

 

La verità è che la confusione è grande e che l’antipatia che molta gente prova nei confronti del PD è proprio data dalle mille incoerenze di fondo, su qualsiasi argomento (dai diritti degli omosessuali all’immigrazione). Incoerenze che si traducono in fiumi di parole inutili e di cose non-dette, di frasi sibilline che si prestano a mille interpretazioni ma che in definitiva non interessano a nessuno, di polemiche sterili e di protagonismi stagionali di personaggi che hanno la potenza elettorale di un salmone. Tutto questo ha orientato l’elettorato “populista” (che è sempre esistito, mica l’hanno inventato Grillo e Salvini) verso nuovi lidi ed al contempo impedisce al partito di consolidarsi attorno a idee che siano chiare e condivise. Il lavoro da fare è ancora molto.

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