TORNEREMO AD ESSERE VIAGGIATORI. LA SFIDA DI RAVENNA

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Dopo il lungo periodo di lockdown e l’avvicinamento all’estate c’è una stagione turistica da salvare, da Comacchio a Cattolica sono tutti a lavoro per rispondere alle esigenze di chi del turismo ha fatto un lavoro e dei turisti che vogliono continuare a godere della famosa accoglienza romagnola. Ma oltre al presente c’è da pensare al futuro e per farlo abbiamo chiesto a Giacomo Costantini, classe 1982, assessore al turismo del Comune di Ravenna, che ha recentemente parlato agli studenti dell’Univeristà di Tor Vergata di come la città che amministra sta comunicando proprio sul tema turismo.
 
Partiamo dalla domanda all’apparenza più semplice, come va?
«Da noi tutto sommato sta andando bene. C’è voglia di stare all’aria aperta, di spiaggia e di mare. Il lavoro che stavamo facendo per la valorizzazione turistica della città di Ravenna come integrazione del prodotto balneare si sta rivelando un asso nella manica».
 
Cosa intende per integrazione del prodotto balneare?
«Ravenna è una città complessa dal punto di vista della progettazione dell’offerta. Abbiamo il più alto rapporto tra spiagge libere e spiagge in concessione di tutta l’Emilia-Romagna, su 36km di costa il 60% sono spiagge libere, 8 monumenti Unesco, un parco Archeologico, la. Tomba Di Dante Alighieri e il Parco del Delta del Po. Il balneare nei prossimi anni, secondo i dati di UNWTO, avrà una contrazione noi stiamo lavorando per integrare l’offerta con Natura e Cultura e ampliare i nostri pubblici. Ad esempio le escursioni nel Parco del Delta del Po stanno andando molto bene. Per esempio c’è la possibilità di fotografare i Fenicotteri nelle valli, fruire di percorsi di trekking e poi la canoa, battello elettrico, insomma tutto quello che non è il classico “andare al mare” proprio dietro le spiagge».
 
Il virus non ha cambiato le vostre strategie a lungo termine?
«Stavamo già lavorando per riposizionare l’offerta turistica di Ravenna perché avevamo notato che la città d’arte continuava a crescere. Quindi l’abbiamo messa al centro della nostra strategia di promozione. Secondo lo studio di Sociometrica  in collaborazione con Trip Advisor siamo tra le prime 10 città italiane per gradimento dei turisti stranieri, si tratta di un riconoscimento molto importante. La nostra risposta all’emergenza è stata cambiare la proposta e rimodulare l’offerta. Partendo proprio da quelle parole specifiche con le quali i turisti descrivono Ravenna: amazing, delightful, peaceful». 
 
Una scelta coraggiosa, ci può spiegare i motivi?
«Come dicevamo il prodotto balneare calerà in quantità di pernotti, perché cambiano le abitudini e perché si è aperta la competizione con altre zone, sia italiane che europee. Inoltre è un prodotto che soffre della meteoropatia e per noi storicamente di scarsa internazionalizzazione. Parliamo del 70% del turismo ravennate che però stenta a crescere e poi, fattore non banale, il turismo legato alla città d’arte  è quello che interessa ad un pubblico con una più alta capacità di spesa. Un bene per l’indotto. Infine se abbiniamo anche l’offerta naturalistica possiamo ambire ad interessare pubblici nuovi, che dalla vacanza desiderano ricevere più stimoli oltre al giusto relax».
 
Come giudica gli interventi della Regione Emilia-Romagna a sostegno del comparto turistico?
«La Regione si è mossa molto bene mettendo in campo azioni molto efficaci e soprattutto è stata una guida, un faro, per il resto del Paese nelle settimane più difficili. Aver preparato per tempo un’azione di promozione dedicata è stato sicuramente un vantaggio che ci vede già pronti in questa fase».
 
Cosa pensa della bonus vacanze?
«Parto da due premesse: la prima è che credevo davvero potesse essere uno strumento utile a stimolare la domanda tanto che avevo scritto del bonus vacanze in tempi non sospetti sul mio blog, la seconda è che non possiamo pensare al sistema turistico come ad un settore da sostenere con l’assistenzialismo. Il bonus così come è stato presentato (manca ancora il decreto attuativo) appare un meccanismo troppo complesso che, per altro, non dà immediato beneficio di cassa all’albergatore venendo così a perdersi l’effetto moltiplicatore. Servono quindi strumenti che stimolino la domanda, sia economici che accordi istituzionali».
 
Come definirebbe questa fase?
«La fase attuale è quella della rassicurazione. Partiamo da quello che è stato. Le persone sono state chiuse in casa per diverse settimane ed hanno bisogno di spazi e di stare all’aria aperta.  In questa fase gli offriamo passeggiate ed escursioni. I cittadini hanno premiato i contenuti di qualità e noi gli proponiamo i tour esperienziali. Vogliamo sfruttare anche la crescita della digitalizzazione dei cittadini rimodulando l’app MyRavenna (di prossima uscita) per dare servizi aggiuntivi che possono permettere anche al singolo che arriva in città di avere servizi e approfondimenti. Stiamo mettendo a punto un percorso dantesco anche grazie alla narrazione immersiva, la realtà aumentata e uno strumento di customer care con un focus sulla sicurezza. Analizzando i dati dei comportamenti online e prendendo spunto da indagini e analisi del sentiment siamo partiti da quello che le persone  hanno fatto, quello che ricercano e lo abbiamo trasformato in offerta».
 
Ci racconta un progetto su tutti del quale è particolarmente orgoglioso?
«È appena stata pubblicata una call per guide turistiche per offrire in tutte le serate di sabato, domenica e lunedì fino a fine agosto, tour di visite guidate esperienziali nel centro della città. Saranno suddivisi in diversi percorsi storici che si concluderanno in luoghi significativi, come i giardini interni a dimore storiche, dove ci saranno spettacoli e performance artistiche ad accoglierli. Così teniamo insieme sicurezza, bellezza, voglia di stare all’aria aperta e perfomence artistiche».
 
Avete investito in comunicazione, un aspetto fondamentale nel 2020, che strategia avete adottato?
«Una comunicazione suddivisa in fasi, coinvolgendo diversi attori. Emergenza: Pubblicazione contenuti semplice, ma autorevoli e velocità. Abbiamo aggiornato il nostro sito di destinazione tenendo conto di chi aveva prenotato o si stava chiedendo come programmare la sua visita a Ravenna. Poi abbiamo mantenuto i contatti con i nostri pubblici: Social e Blog e premiando contenuti di approfondimento anche sul sito dindestinazione. Abbiamo avviato un racconto corale attraverso il progetto #MyRavennaAmbassador. Anche per il Dantedì è stato fatto un lavoro importante con un video dedicato a Dante e Ravenna in crossposting con Italia.it e Lonely Planet, pubblicato con una scelta molto attenta delle parole e ponderando bene i canali da utilizzare. Visione: “Torneremo ad essere viaggiatori, torneremo a vederci”, una promessa che potevamo e volevamo mantenere ed ora stiamo sviluppando il “Come poterlo fare”.Consapevoli che organizzazione è sinonimo di sicurezza».
 
La comunicazione è gestita in house?
«In buona parte sì. Ritengo però fondamentale scegliere di collaborare con professionisti: chi sta sul mercato può dare un arricchimento al pubblico. Facciamo dei bandi aperti, non su invito, per dare grande valore alla qualità della proposta e non al massimo ribasso economico. Dalla mia nomina di assessore nel 2016, nel giro di sei mesi, ho fatto uscire due bandi: uno per l’analisi del prodotto balneare e un altro di strategia e restyling della comunicazione turistica per un valore di circa  90mila euro. In cantiere ce ne sono altri: sulla segnaletica e sui contenuti del nuovo sito web del turismo».
 
I professionisti che rispondono ai bandi sono attori locali o siete attrattivi anche per chi non è di Ravenna o in Emilia-Romagna?
«Rispondono aziende da tutta italia e questo dimostra che il brand Ravenna è attrattivo e stimolante anche per i professionisti della comunicazione. Posso aggiungere una cosa?».
 
Prego…
«Ho scelto di assegnare tramite bando anche quei lavori che avremmo potuto, in quanto sotto soglia, affidare direttamente, perché voglio che al posizionamento di  Ravenna lavorino sempre i migliori. Penso che in Italia siano cresciute nel turismo e nella comunicazione ottime competenze, sta anche alle amministrazioni pubbliche sostenere tali energie creative e facilitare così l’innovazione».
 
Più che un assessore Costantini somiglia di più ad un manager, abbiamo realizzato questa intervista durante uno spostamento verso un sopralluogo in spiaggia e per tutto il tempo ci ha citato dati, numeri, analisi che sono la base sulla quale sta costruendo l’azione politica del suo mandato. Prima di salutarci gli chiedo dua hashtag sul turismo del futuro.
 
Costantini se dovesse scegliere due macro obiettivi per declinare il turismo del futuro quali sceglierebbe?
«Sostenibilità e design».
 
Ci spieghi la sua scelta…
«La sostenibilità è il tema ora più rilevante e a sostenerlo ci sono gli obbiettivi per lo sviluppo sostenibile riconosciuti a livello internazionale. Per questo non penso solo alla declinazione ambientale. C’è da raggiungere un equilibrio tra profitto, sviluppo economico e tutela del territorio. Tutti abbiamo problemi di over-tourism, dobbiamo imparare a gestire meglio i flussi ed in questo la tecnologia può darci una grossa mano. Dobbiamo inaugurare una nuova stagione di collaborazione virtuosa tra lo Stato, i Comuni e i detentori dell’enorme patrimonio che l’Italia vanta, senza dimenticare la valorizzazione ed il rispetto delle professionalità che costituiscono il sistema turismo».
 
E design?
«Abbiamo sempre inteso la parola design come la bellezza abbinata alla funzionalità. e Dovremmo allargare il concetto all’analisi ed all’approccio del fattore umano all’interno di un contesto. Ad esempio nella progettazione dei percorsi, degli strumenti, e più in generale delle città dobbiamo tenere in considerazione qual è la miglior soluzione capace di unire la bellezza alla funzionalità con l’interazione dell’uomo nello spazio che lo circonda».