Tutto è possibile

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di Marco Gasparini
 
In una famosa discoteca di Milano, non più di tre settimane fa, incontro – in una situazione normalissima (io entravo nei bagni e lui usciva) – un noto cantante italiano. Affascinato dal personaggio, non mi faccio sfuggire due parole: «Oh, ciao. Non è proprio il luogo migliore (i bagni) dove conoscerci!». Al che, dandomi una pacca sul braccio, ribatte: «Effettivamente sì, ma tutto è possibile». Lo rivedo nel privé, ma non scambiamo parole, solo qualche sguardo; però quel «tutto è possibile» mi brucia ancora dentro, per tante ragioni.
 
A inizio anno scolastico, un sabato mattina, in una quinta liceo ci siamo conosciuti così. Con l’aiuto di un keynote, ciascuno dei ragazzi ha avuto del tempo per scrivere la sua paura più grande, un motto che lo rappresenti, una canzone significativa e tre aggettivi che lo possano definire. E tutto per mettere nero su bianco una sorta di ‘bio’ da mettere nel proprio profilo social. Mi sono portato a casa delle condivisioni bellissime e affascinanti: dire, esporsi, raccontarsi a se stessi e agli altri non è immediato, ne scontato e fa trasparire emozioni forti. 
Non lo so di cosa vivano i nostri incontri, di come e di quanto ci conosciamo. E soprattutto delle possibilità infinite che questi incontri possono avere, perché molto di noi è sfuggevole, incompleto, superficiale all’altro e agli altri. Eppure la nostra Religione – per chi ci crede – vive di incontri. E ogni incontro nasconde una possibilità che ci è data di amicizia, di vicinanza, di prossimità. 
 
In questi giorni, dove ciascuno è chiamato, per un sano e ragionevole senso di responsabilità personale e sociale, a stare ‘lontano’ da un altro almeno di un metro, potremmo riscoprire la preziosità delle persone che condividono con noi questo cammino affascinante che è la vita, avendo la consapevolezza che tutto è possibile: scoprire un amico, trovare un compagno, incontrare l’amore. Faceva cosi anche Cristo, quando – passando di villaggio in villaggio – incontrava la gente e l’incontro diventava occasione per creare nuovi legami: accadde cosi per la Samaritana, Natanaele, Nicodemo, Zaccheo…
 
È stato, comunque, il motto di un diciottenne a darmi la carica giusta. E credo, a distanza di qualche mese, possa darci la giusta carica per vivere domani e sempre: «Vai, vai, vai e non fermarti mai». Mi ha raccontato che era l’inno della squadra di calcio del suo Oratorio. «Vai, vai, vai e non fermarti mai» è la possibilità che viene data a tutti di ricominciare, di poter camminare ancora nonostante delusioni o eventi difficili o cadute, di rimettersi a sperare, di scommettere ancora nella vita e in una vita nuova, migliore, diversa. Tutto ciò messo assieme alla canzone che questo mio studente ha scelto come importante per sé: ‘Don’t be so hard on yourself’ di Jess Glynne. «Don’t be so hard on yourself, no. Learn to forgive, learn to let go. Everyone trips, everyone falls. So don’t be so hard on yourself, no».
 
Mai mi sarei aspettato che in una disco così cool di Milano e in un anonimo sabato mattina d’inizio anno scolastico, due incontri cosi diversi m’insegnassero a non avere paura e a sfidare ogni santo giorno, traendone tutto il bello, il bene e il vero possibile. Ecco cosa significa fare della situazione un’occasione, dove tutto (e tutti) rivelano una nuova possibilità di vita. Che dite? Bello, no?