UN MEME PER IL CORONAVIRUS

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di Maria Pellegrino 
 
Ci sono progetti che nascono in maniera spontanea. Il progetto “Un meme per il Coronavirus”, è nato così, il primo giorno di scuola da casa, o didattica a distanza (DAD) in gergo tecnico, quando, durante il lookdown, mi sono trovata davanti degli studenti, più precisamente degli adolescenti, che a parte chiedermi insistentemente la data di rientro a scuola mi guardavano con aria stranita e chiedevano informazione su questo virus, il coronavirus appunto, che li obbligava (e ci obbligata) a restare chiusi a casa, lontano da tutti, senza poterci ne vedere, ne salutare con una stretta di mano o un abbraccio. 
 
È stato subito evidente che da noi adulti cercavano conferme sulle tante notizie che circolavano sulla rete, soprattutto sui social network. Erano spaesati, confusi, dalla quantità di informazioni alle quale potevano accedere ma che non potevano verificare. A dire il vero lo ero anche io, docente di Laboratori Tecnologici rimasta senza software e laboratori, ma non era il tempo di piangersi addosso, l’obiettivo era ripartire, esserci e soprattutto reinventarsi. 
 
Ho deciso che la mia DAD sarebbe iniziata da lì e avrebbe poggiato su quei tre pilastri. Avvicinarmi al loro mondo era la cosa più bella e utile che potessi fare. 
Dovevano assolutamente, in un momento così delicato e strano al tempo stesso, imparare a usare i social network in modo consapevole, arrivare alla fonte delle notizie, imparare a verificarle attraverso il fact-checking ed a non a credere a tutto quello che la rete mette loro a disposizione. 
 
E passo dopo passo siamo arrivati ad analizzare il fenomeno dei Meme. ll termine meme, utilizzato per la prima volta da Clinton Richard Dawkins, biologo britannico nel 1976, deriva dal greco mímēma (anche se oggi viene pronunciato in inglese “meem” e non “me-me”) e significa imitazione e più semplicemente, nella cultura di internet, fa riferimento a un contenuto che in poco tempo diventa virale.
 
Ma torniamo al nostro progetto. Ho coinvolto i miei studenti facendogli scegliere dei brand famosi, come Amazon, LG, Ford, e invitandoli a realizzare dei meme capaci di lanciare messaggi divertenti e ironici capaci anche di sensibilizzare il lettore ad un comportamento in linea con le disposizioni di legge in materia di contenimento della diffusione del virus. 
 
Il risultato è stato apprezzato sia dal punto di vista contenutistico che dal punto di vista tecnico e, da docente, mi ha reso molto orgogliosa di questi ragazzi che si sono messi a lavorare con entusiasmo e voglia di fare.
 
Il progetto ha coinvolto gli studenti delle classi 1P, 1Q, 1N e 2M dell’Istituto d’Arte “Adolfo Venturi” dell’indirizzo Professionale di Modena di cui sono davvero molto orgogliosa!