UN NO AL REFERENDUM PER FERMARE L’ANTIPOLITICA

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Foto Valerio Portelli/LaPresse 08-10-2019 Roma, Italia Flash Mob M5s per taglio Parlamentari Politica Nella Foto: Flash Mob M5s per taglio Parlamentari Photo Valerio Portelli/LaPresse 08 October 2019 Rome,Italy Flash Mob M5s Party Politics In the pic: Flash Mob M5s Party

di Maura Manghi

Fra meno di una settimana saremo chiamati a votare su un nuovo referendum confermativo per una nuova riforma costituzionale.

Una riforma che non scalda il cuore di nessuno, nemmeno di chi la ha promossa e pensata.

Una riforma che non è certamente un grave pericolo per la democrazia, come è stato detto, ma che in realtà nella migliore delle ipotesi non servirà a nulla e nella peggiore aumenterà il distacco fra le istituzioni e l’elettorato.

Vorrei essere chiara: il sistema costituzionale italiano ha un disperato bisogno di riforme. Nato dopo una guerra devastante sfociata in vera e propria guerra civile, in un contesto internazionale dominato dalla guerra fredda e dal timore di vecchie e nuove dittature, il sistema istituzionale non aveva fra gli obiettivi la rapidità delle decisioni, la razionalità e la semplicità dei meccanismi, la governabilità. Obiettivo primario era al contrario impedire che forze anti sistema potessero impadronirsi del potere. Funzionava perchè tutti ne accettavano la caratteristica di limitazione reciproca.

Oggi al contrario abbiamo ancora bisogno di evitare derive antidemocratiche, ma abbiamo anche necessità di semplificazione dei percorsi, di maggiore rapidità di decisione, di garantire una selezione migliore della classe politica.

Crediamo davvero che ridurre il numero dei parlamentari senza modificare il bicameralismo serva ad ottenere anche uno solo di questi obiettivi?

In realtà questa pseudo riforma (perchè una semplice riduzione del numero non può certo dirsi una riforma) otterrà probabilmente risultati opposti.

Soprattutto il Senato vedrà la funzionalità delle commissioni (14 come per la Camera) e dell’aula stessa ridotta enormemente dalla scarsità di componenti.

Ridurre il numero delle commissioni servirà solo ad ampliarne il raggio d’azione e quindi a moltiplicare il numero delle leggi che ogni commissione dovrà esaminare.

La rapidità delle decisioni e la semplificazione procedurale si avrà solo con la differenziazione sostanziale delle funzioni delle due camere, come già previsto dalla mancata riforma del 2016.

Vi sono molte altre motivazioni “tecniche” per criticare il taglio, ad esempio la riduzione della rappresentanza per molte zone del paese e per gli italiani all’estero.

Ma vorrei soffermarmi in particolare sulle motivazioni più politiche della scelta del no oltre alla sua totale inutilità. Motivazioni che si sostanziano a mio parere in due gravi difetti.

Innanzitutto come dicevo prima nel maggiore distacco che creerà fra istituzioni ed elettorato.

Sia che si vada verso un sistema elettorale proporzionale che verso un sistema uninominale, la larghezza dei collegi comporterà un allentamento del rapporto fra eletti ed elettori. Nessuno dei parlamentari riuscirà a dedicare tempo adeguato a visitare il territorio di cui dovrebbe essere portavoce, a maggior ragione se, essendo in pochi, dovrà dedicare sempre più attenzione ai lavori parlamentari.

Si andrà sempre di più verso un sistema dominato solo dalle comunicazioni attraverso i media, dalle televisioni al web, con la scomparsa di qualsiasi rapporto umano.

Senza contare la crescita esponenziale dei costi della campagna elettorale, soprattutto se accompagnata da una legge elettorale proporzionale con preferenze.

Vogliamo veramente un parlamento dove riusciranno a farsi eleggere solo i candidati sostenuti (anche economicamente) dalle segreterie dei partiti maggiori, o quelli che possono comprarsi le preferenze magri stipendiando guru della comunicazione, o che sfruttano semplicemente la loro notorietà di attori o cantanti o “influencer”?

Infine una considerazione ancora più strettamente politica.

Questo taglio dei parlamentari non nasce da un’esigenza di razionalizzazione, che era invece presente nella proposta di riforma del 2016, nasce esplicitamente dall’antipolitica più populista.

Il concetto sottinteso è che i parlamentari non solo non servano a nulla, ma siano anche dannosi, un peso, un costo per la società e che quindi meno sono meglio è. E’ l’idea che la democrazia rappresentativa non serva più a nulla, soppiantata dalla cosiddetta democrazia diretta della rete.

Al punto che i parlamentari devono essere ridotti a schiacciatori di bottoni, con vincolo di mandato e senza la possibilità di esprimere una idea che sia una, se non approvata dalle segreterie dei partiti.

L’immagine iconica di questo concetto è proprio quella delle grandi forbici che tagliano le “poltrone” dei parlamentari.

Credo che sia ora invece di cominciare a contrastare questa deriva.

La politica non è inutile, la democrazia non è inutile, la democrazia rappresentativa non è inutile. Ridurre la democrazia con l’idea di limitare costi e privilegi è molto pericoloso.

Invece di occuparci di tagli pericolosi faremmo meglio a cercare di razionalizzare le funzioni dei due rami del parlamento, con una loro netta differenziazione.

E magari dovremmo cominciare a cercare di modificare le istituzioni europee, dove spesso si decidono le scelte più importanti della nostra vita, ad esempio accrescendo le funzioni del parlamento e consentendo la scelta democratica di altre figure.

Il futuro è qui e non nel caffè in più che guadagneremmo col taglio dei parlamentari nazionali.