Un patto per il futuro

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di Davide Nostrini

Ci siamo chiesti spesso quale siano le grandi priorità del nostro paese e alla porta del NextGeneration è doveroso cominciare a fornire qualche risposta concreta. Dal maggio del 2020 è iniziato nel modenese un percorso che ha l’obiettivo di legare scuole, università, imprese, associazioni e amministrazioni locali per un obiettivo finale ambizioso, costruire un piano di spesa favorevole ai giovani.

Chi amministra un qualunque ente, sia esso un comune, un’impresa o un’associazione, deve aver ben chiaro lo schema del procedimento. Esempio semplice: non compro 500 crescentine per una cena,  se so di potermela cavare con 400 e con il risparmio investo magari in un miglior vino. Un’associazione non compra un nuovo mezzo se sa di non avere la certezza delle risorse a disposizione, allora perché la politica tramite debito dovrebbe investire su bonus stravaganti o immaginari tagli di tasse?

Il perché è ovviamente il consenso, ma consenso non è sinonimo di buona gestione, ormai dovremmo averlo imparato. Il problema dell’Italia è che raccontiamo nei dettagli i problemi, ma quando arriva il momento delle soluzioni si opta sempre su slogan semplici e ormai assodati e non si definisce il come. Oggi definiamo invece il cosa e il come delle proposte emerse dopo 9 mesi di confronto.

I mondi da me citati poc’anzi sono quanto di meglio ha a disposizione l’Italia, ma sono slegati nelle proprie miopi competenze e non si riesce mai a trovare lo schema riassuntivo. Se vi dicessi che un’impresa di 25 dipendenti che fa taglio lamiere necessita di 4 dipendenti che sappiano usare un cad di ultima generazione, ma non li trova? Ecco qui entra in gioco il piano.

Le associazioni di categoria fanno il resoconto dei bisogni delle imprese nel territorio e lo trasmettono alle amministrazioni locali che tramite gli enti di formazione investono una parte di risorse nella riqualificazione di persone ormai fuori dal mercato  del lavoro o giovani NeeT  e contemporaneamente con un accordo con gli ITIS di zona si incentivano le aziende, tramite per esempio dei contratti duali di apprendistato e/o stage formativo con assicurazione a carico dell’ente locale,  a “investire” su un ragazzo al quarto o quinto anno e voglioso di iniziare a lavorare. In pochi mesi ci saranno 4 persone che con un investimento di poche migliaia di euro di formazione sapranno usare il cad.

L’impresa con il tempo potrebbe quindi decidere di investire nella scuola o nell’università attraverso nuovi macchinari e legare la ricerca teorica alla pratica lavorativa. Abbiamo irrobustito il sistema PMI. Se vi dicessi che le associazioni potrebbero con le scuole coinvolgere centinaia di giovani e completare quella fetta di educazione alla vita che solo il volontariato e la pratica ti può insegnare? Per esempio incentivare il BLS nelle scuole ogni anno, i corsi di primo soccorso, corsi sulla salute alimentare e psicologica, ore dedicate all’educazione civica anche tramite piccoli consigli locali, ore dedicate ai temi dei diritti, dell’ambiente e dell’educazione sessuale e sentimentale, workshop e progetti dedicati allo sviluppo di piccole sturtup distrettuali, stampe 3D e ricerca materiali.

Il mondo del terzo settore è ampio e in grado di fornire ai giovani le conoscenze e le comptenze migliori per affrontare la vita con più certezza. Il tema rimane la visione che si ha. Fino a quando un’insegnante considererà ora persa quella che i ragazzi spendono a capire come creare un’applicazione digitale o fino a quando la mentalità ci spingerà a chiudere le scuole alle 13, la strada sarà sempre in salita e i ragazzi sempre più soli e legati agli smartphone. Le scuole servono se sono aperte e se oltre alle nozioni garantiscono agli studenti un percorso completo.

Se non investi sugli strumenti del futuro, nessuno si alzerà una mattina per dire: “ oggi inventiamo un app che migliora le prenotazioni del sistema sanitario”. Quello che stiamo cercando di fare è questo. Unire i puntini del sistema, affinché ogni risorsa sia massimamente valorizzata e ognuno possa trarre vantaggio dall’altro.

Fare politica in fondo è questo: risolvere i problemi e valorizzare ogni risorsa, tessendo i fili della comunità. É forse oggi il momento per tutti noi italiani di rinunciare ai propri campanilismi e di unire intelligentemente le forze per l’unico obiettivo: il futuro del paese. Investiamo qui una parte delle risorse del NextGeneration e non ce ne pentiremo.