UNO, NESSUNO, CENTOMILA (QUARANTENA EDITION)

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di Matteo Spaggiari

Persona in latino significa letteralmente maschera d’attore e indica il ruolo che viene recitato dall’uomo durante la vita di tutti i giorni. L’uomo è costretto a recitare e a indossare una maschera per farsi accettare dalla società in cui vive.

Ma siamo sicuri che, oggi, serva una maschera per farsi accettare? Siamo sicuri che una maschera ci possa proteggere dall’opinione pubblica?

Durante questa quarantena abbiamo assistito e stiamo assistendo a svariati fenomeni sociali e culturali. Abbiamo cantato dai balconi (anche se il fenomeno si è un po’ frenato, dopo un boom iniziale), abbiamo reso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte una star del web (essere una “bimba di Conte” diventerà una casella del curriculum), ci siamo affezionati al caro Giovanni (si, anche io ho dei capelli improponibili come il nostro amato Mattarella), abbiamo riscoperto la bellezza delle chiamate al telefono (un morbo che pensavamo debellato), abbiamo infornato la pizza in casa e reso il lievito di birra più raro del Santo Graal.

Ognuno di noi ha dato sfogo alla propria immaginazione per riuscire a sopravvivere a questa “Rebibbia quarantine” (servendomi del titolo del reportage-verità del noto fumettista Zerocalcare) e abbiamo fatto capire che nulla di ciò che facciamo sarà mai compreso e non andrà quasi mai bene. Tutte le scelte che prenderemo durante la nostra vita, non saranno mai accettate dalla totalità delle persone.

Ogni giorno, le iniziative che venivano portate avanti o le allegorie create, venivano smontate o sublimate dal popolo del web. Senza esclusione di colpi.

Ci hanno distanziato e noi ci siamo ritrovati sui balconi, cantando e prendendoci dieci minuti di relax dalle pesanti notizie/situazioni che siamo stati costretti ad affrontare. Ci siamo uniti sotto le note del nostro inno nazionale e abbiamo riscoperto un amore per l’Italia che sembrava ormai smarrito. Però, come abbiamo imparato studiando i grafici di questa pandemia, la curva del gradimento di questa iniziativa ha iniziato ben presto la fasce discendente, facendo capire a tutti che ormai ci si eravamo stancati (usando un linguaggio delicato) di tutta questa musica. Dunque la maschera degli aspiranti dj/cantanti non è servita per sentirsi accettati.

Un altro leitmotiv di questa quarantena sono state le dirette del nostro presidente del Consiglio, grazie alle quali abbiamo appreso (più o meno) le nuove normative e iniziato a insorgere perché volevamo andare dai parrucchieri, ma questa è un’altra storia. Grazie a questa sovraesposizione il web si è accorto dello charme e dello sguardo ucraino del premier Giuseppe Conte, impazzendo e creando pagine social per renderlo un vero e proprio fenomeno dell’intrattenimento.

Siamo riusciti a rendere l’uomo, attualmente, più importante d’Italia il sogno erotico delle casalinghe italiane e ne siamo andati fieri. Ma coloro che vedono ancora la politica come un’arte sono insorti e hanno cercato di privarci di tutto trash social, senza capire che tutto questo era solamente causato da coloro che hanno reso la politica (scusate per la ripetizione) un vero e proprio circo. Dunque la maschera da social media manager non è servita per sentirsi accettati.

Siamo diventati dei call center per ammazzare il tempo e per rimanere informati delle disgrazie altrui, siamo sinceri e ammettiamo che solamente il 5% delle nostre chiamate è per rimanere realmente in contatto coi nostri amici. Pensavamo che questa patologia fosse stata debellata, ma nessuno di noi aveva fatto i conti con le v i d e o c h i a m a t e. Non abbiamo scusa per non rispondere al telefono e siamo costretti a parlare con vecchi amici dei quali non ricordavi nemmeno il nome, finendo tutte le conversazione con il classico “Oh, finita questa detenzione dobbiamo vederci assolutamente”. Anche se nessuno di noi voleva rivedersi, perché se sono anni che non ci si sentiva, un motivo doveva pur esserci. Dunque la maschera da operatore di call center era meglio non rispolverarla e non è servita per sentirsi accettati.

Ora apriamo il capitolo parrucchieri. Io non ti conosco, io non so chi sei, ma sono sicuro che anche tu hai provato empatia con Giovanni. A causa di un errore nell’invio ai giornalisti del video del discorso del Presidente della Repubblica, abbiamo potuto ammirare tutti i fuori onda e abbiamo capito che anche Mattarella è una persona comune, rendendolo più “umano”. Però, anche questo non è stato completamente compreso, dicendo che non è possibile che il nostro Presidente non riesca a leggere un gobbo e che sicuramente non avrà scritto lui il discorso. Really? Dobbiamo essere passivo-aggressivi anche in questo? Dunque la maschera da uomo comune non è servita per sentirci accettati.

Sul capitolo cibo, non voglio dilungarmi molto. Siamo chiusi in casa, ci annoiamo da morire e per rendere la nostra vita migliore dobbiamo mangiare. E cosa c’è di più salutare che cucinare in casa i propri pasti? Nulla, ma non eravamo costretti a condividere tutti i nostri spuntini con i nostri followers. Dunque la maschera da pizzaiolo non è servita per sentirsi accettati.

Vi starete chiedendo (i pochi che saranno arrivati fino a questo punto) il motivo questo strano articolo, nel quale ho provato a fare un mash-up tra Pirandello e Zerocalcare. Vorrei farvi capire che dobbiamo fare ciò che vogliamo e che l’unica maschera che dovremmo indossare è quella della libertà di espressione. Nulla di ciò che faremo o decideremo sarà accettato, ci sarà sempre un’opposizione che vorrà metterci i bastoni tra le ruote per dimostrare la propria aleatoria supremazia. Dopo questa quarantena non dobbiamo tornare forzatamente alle nostre vecchie impicciate vite ma potremmo cercare di toglierci queste fette di prosciutto dagli occhi e capire che tutti noi contiamo, che tutti noi siamo liberi di contare qualcosa. Ricordiamocelo.